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sabato 25 settembre 2010

VERSO INTER ROMA (1)

Essere interisti a Roma nella settimana prima di Roma - Inter non è facile, si ha sempre la sensazione di essere osservati e si vive nella costante tensione di essere scoperti. Confesso che nelle ultime 12 ore ho già rinnegato la mia fede calcistica 3 volte.


1) Ieri sera un parcheggiatore con spiccato accento nordafricano ci ha tenuto a presentarsi dicendomi di chiamarsi Adriano: "come l'imperratore dottò"..."domani je famo er cullo dottò...vieni mettite dietro sta machina..." (è curioso il modo in cui i nordafricani che parlano romano utilizzano le doppie consonanti). Ho dovuto annuire per salvaguardare il mio scooter al momento privo di assicurazione contro i danni.

2) Proseguendo, mentre completavo il mio rituale del venerdì sera mangiando una sorchetta doppio schizzo e sorseggiando il mio cappuccino dek, vengo coinvolto da alcuni astanti, con la pettinatura doppio taglio di dubbio gusto, in un'accesa conversazione sull'arbitro Morganti definito, cito testualmente: "pezzo de merda" e "spaccarello" ... o con la più colorita descrizione "nun lo vedi che sta sempre dritto che pare che cià na mazza nder culo pare che cià". Agli insulti omofobici seguono imprecisate minacce di morte in caso di eventuali errori nella direzione della partita di domani. Io annuisco a tutti gli sguardi ricercanti approvazione, sfoggiando anche un bel sorriso macchiato al cioccolato, sperando che il tutto finisca al più presto.

3) Infine il traumatico risveglio mattutino con i muratori alle prese con la facciata del mio palazzo (non dovrebbero lavorare di sabato... la CGIL dovrebbe fare qualcosa per tutelare il riposo degli inquilini che fanno tardi il venerdì) che mi chiedono se vedrò la partita stasera. Io rispondo con un: "come no... ma la vedo a casa non vado allo stadio..." .  Lo faccio con fare fiero sperando di evitare l'indagine sul perché preferisca guardarla a casa, domanda alla quale alle 8 e 30 di mattina di sabato potrei non rispondere con credibilità. Me la cavo e li lascio lì che pianificano un imprecisato falò in caso di sconfitta. Rientrato dalla finestra tra uno scatarrare e l'altro sono riuscito a decifrare commenti vaghi sulla partita ed un inequivocabile "se perdemo stasera je damo fuoco". Spero di esser stato convincente non vorrei stessero parlando del mio palazzo.

(Nella foto un altro interista a Roma 2000 anni fa)




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